Crescere è come
imboccare una galleria della quale conosciamo il punto d’entrata, ma dalla
quale non sappiamo quando e come usciremo. La metafora è suggerita da Silvia
Vecchini, che nel suo incantevole Vetro (Fulmino edizioni, 2015) indaga
delicatamente il momento di passaggio dell’adolescenza con un racconto scandito
da frasi brevi, che donano al testo il ritmo della poesia e che
assomigliano al palpito di un cuore.
Mi dicono che sono cambiata ma che ancora
cambierò. E tra poco sarà tutto diverso e anch’io.
Mi sento dentro una specie di galleria. So come sono entrata, più
o meno.
Non so come ne uscirò.
La lunga
stagione del diventare grandi è segnata da trasformazioni profonde, che si
vedono impresse nel corpo, e che, soprattutto, si sentono avvenire dentro. Crescere a volte è sentire una
parte di te che non c’è eppure duole. Si
riconoscono certi segnali, indizi di qualcosa che sta cambiando, e si vivono
con sentimenti contraddittori: inquietudine e trepidazione, malinconia ed
entusiasmo. E’ un sentire confuso, è come guardare, e guardarsi, attraverso un
pezzo di vetro:
Mio cuore
Pezzo di vetro
Guardando attraverso
Vedo un poco distorto
Quello che perdo
Quello che ho dentro
Il nuovo che sento già pronto.
La protagonista
del racconto ama scrivere. Traccia parole e segni sui vetri appannati, disegna
alberi sui margini dei libri e quello che teniamo tra le mani e leggiamo
potrebbe essere il suo diario, il quaderno in cui annota i suoi pensieri.
L’amore per la scrittura della ragazzina è certamente la radice che fa nascere
l’idea di inviare una cartolina a se stessa, prima che il passaggio sia
avvenuto e il cambiamento compiuto:
Non ho mai scritto una cartolina.
Me ne scrivo una, dal mare.
Nell’indirizzo metto il mio nome.
Io soltanto so che, una volta arrivata, la metterò
Via per leggerla tra qualche tempo.
(Due anni? Tre? Cinque? Quanto è lunga la
galleria?). Ho pensato a tutto.
Perché se sarò così diversa, chi sarò?
Meglio scrivere un promemoria di chi sono adesso.
Silvia Vecchini
ci mostra ancora una volta un passaggio segreto per affrontare la scrittura
autobiografica e dunque oggi, a Casa Thevenin, ho proposto alle ragazze di
scrivere a se stesse come fa la protagonista del libro: una cartolina per non
dimenticare chi sono loro oggi e cosa sognano, cosa amano e da cosa sono
spaventate.
C’è chi si
entusiasma, perché ama proiettarsi nel tempo, attraversarlo e conquistarlo; c’è
chi pensa di non aver nulla da dire; c’è chi ha un po’ paura e preferirebbe non
farsi troppe domande e c’è chi non si fida delle domande che fai tu e, quindi,
non vorrebbe dare risposte. Ma se si ha la pazienza di aspettare, quella di
ascoltare, se si prova a soffiare sull’immaginazione stanca con sufficiente
delicatezza e cautela, allora, alla fine, le parole usciranno dalla penna di
tutte: storie di unghie laccate su mani da bambina, collezioni di draghi, frasi
di canzoni appena inventate, malinconie; frammenti di vita quotidiana e sogni,
come quello di diventare un fisico e, nell’attesa, tingersi i capelli di bianco
per assomigliare ad Einstein. Le cartoline cristallizzano questo momento di
passaggio attraverso la galleria che consente il lento, graduale migrare da una
sponda a un’altra della vita, da un modo di essere a un altro. La scrittura,
riflessiva e narrativa, facilita la scoperta di sensazioni e la sua traduzione
in pensieri, fino anche allo sviluppo di nuove consapevolezze.
Nel caso di
queste ragazze, il promemoria dovrà compiere un doppio itinerario, lo stesso
della loro doppia fatica: non soltanto queste ragazze devono attraversare la
fase della crescita, ma anche percorrere la galleria verso l’uscita da quella
più particolare condizione di solitudine. È una spedizione fragile e se la
destinazione è il futuro, per queste ragazze non c’è neanche un indirizzo certo
a cui spedire il messaggio.
Ma conserveranno
questo promemoria insieme a pezzi di vetro colorati e ad altri tesori, nelle
loro cassette segrete, come faceva anche Roald Dahl, o tra le pagine di un
libro. E quando raggiungeranno l’uscita dalla galleria (perché la troveranno)
rileggeranno cosa hanno scritto oggi, si riconosceranno tra le righe e,
commuovendosi un po’, ricorderanno com’erano e cosa immaginavano. Ripenseranno
a questa giornata e soprattutto a questo momento incerto, a come l’hanno
affrontato, a come hanno esplorato il mondo, a come si sono spinte ogni giorno
un po’ più in là, fino a quella
strada laggiù, dietro la curva, dopo i giardini, guardando coraggiosamente
oltre gli ostacoli.
Ilaria
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